mercoledì 22 aprile 2020

Seducimi (Sognami Series #3)

Titolo: Seducimi
Editore: Self
Genere: Contemporary Romance
Serie: Sognami Series #3
Anno di pubblicazione: 2019
Prezzo edizione ebook: € 1,99 (Gratis con K.U.)

Trama

Sabrina Adami ha passato tutta la sua vita a dimostrare di essere forte. È sempre stata lei quella a cui sua cugina Annabella si affidava e per nulla al mondo avrebbe permesso a un ragazzo sbagliato di dimostrare a tutti il contrario.
Jonas Stanford ha passato tutta la sua vita a dimostrare di essere degno di un titolo che non avrebbe dovuto essere suo. Ha un unico obiettivo: ottenere ciò che a sua madre è stato negato e per farlo è pronto a sottostare a un matrimonio combinato con la nobile Lorraine.
Non commetterà l’errore di sua madre lasciandosi accecare dall’amore, nemmeno quando gli si presenta nelle forme morbide di una bella italiana dalla lingua tagliente che sembra essere l’unica ragazza a non voler avere niente a che fare con lui.

I Protagonisti

Jonas Stanford
Sabrina si voltò, un ragazzo biondo ben piantato vestito con un paio di jeans e un leggero giubbotto dello stesso tessuto dei pantaloni stava strattonando per un braccio un altro ragazzo nel tentativo di fermarlo e farsi dare attenzioni.
Quest’ultimo continuava a camminare impassibile. Anche lui indossava jeans, ma erano accostati a una giacca elegante. Una camicia bianca appena aperta sul torace ne accentuava l’aspetto curato. Un sorriso beffardo faceva prendere una piega ironica alle labbra fin troppo carnose in un uomo. I capelli scuri lunghi fino alla mandibola ombreggiavano un viso degno di nota.
Sabrina non era certo una di quelle persone che s’impicciava di affari altrui, stava per rivoltarsi e camminare per la propria strada, quando un paio d’occhi smeraldo la bloccò. Si sentì inchiodata a terra. Persa. Sabrina cercò di staccare il proprio sguardo da quei diamanti verdi, ma il magnetismo di quelle iridi smeraldine la incatenava al loro proprietario.

Sabrina Adami
Il ragazzo era a un paio di metri da lei, ma ora le sembrava che lo spazio tra di loro fosse occupato interamente dalle emozioni che quello sguardo riuscivano a suscitare in lei. 
Il biondo accanto a lui continuava a interpellarlo, ma era come avere a che fare con una granitica, bellissima statua. Il moro fece un passo verso Sabrina continuando a fare scorrere il proprio sguardo su di lei. Lentamente. Molto. Lentamente. Non appena abbandonò il terreno sostanzialmente innocuo del collo per avventurarsi ancora più giù, Sabrina realizzò che la maglietta fucsia aderente, che indossava, non le avrebbe fornito alcuna protezione. Una scia infuocata disegnava sul suo corpo il percorso di quello sguardo. I capezzoli premettero contro il leggero tessuto tendendo il pizzo del reggiseno, non appena lo sguardo del ragazzo li raggiunse.

martedì 7 aprile 2020

Inquietudini

Ho trovato ieri sera questo piccolo racconto che avevo quasi dimenticato, un ricordo da un momento della vita in cui le preoccupazioni erano altre e ora sembrano così insignificanti, spero sia utile a strappare un sorriso in questo momento così difficile.



Mi sovviene alla mente il giorno in cui dovevo dare la brutta notizia a mia figlia. Non era una cosa facile da dire.
Dovevo essere chiara, veloce e incisiva.
Senza provocare drammi, né disperazione, dovevo darle la notizia in maniera pulita, con un gergo che lei potesse capire, senza fronzoli o perifrasi elaborate.
La notizia non doveva perdersi nelle locuzioni della mia mente, ma arrivare dritta alla mia bocca e giungere senza indugio alle sue giovani orecchie.
Ma non era facile, no, non era proprio facile.
Il dolore che ancora offuscava il mio animo mi provocava un senso d’impotenza e inadeguatezza. Una lunga linea nera che partiva da un punto imprecisato del mio essere fino a raggiungere la mia creatività e la mia fame d’amore e farne di esse una poltiglia viscida.
Lei si avvicinò piano piano, eravamo nel giardino d’inverno, il sole pallido contornato da sbuffi di nebbia creava intorno a noi una sensazione d’inconsistenza e irrealtà.
La luce che entrava lieve dai vetri alimentava un’atmosfera antica. D’altri tempi.
Anch’io mi sentivo antica, una dama approdata per sbaglio in questo mondo, così violento, oscuro e crudele.
Un’anima fragile e solitaria che vagava nel nulla dei propri sentimenti.
Una frase sarebbe bastata da parte sua, una frase che sprofondasse nel mio io profondo e riuscisse a raggiungere quella parte di me oramai sopita, una frase per riportare a galla domande mai fatte e risposte mai date.
Ma lei se ne stava lì, seduta sul bordo della sedia, gli occhi spalancati e innocenti che mi fissavano in attesa di verdetto.
Come se già capisse che la nostra vita futura sarebbe dipesa da quell’unica frase, quell’unica notizia che io avrei dovuto darle.
Una notizia pesante, una domanda angosciante che il destino ci portava.
I suoi capelli, lunghi e lisci catturavano i raggi dell’ormai sole morente, mentre lei si chinava sul tavolino, prendeva in mano la teiera e versava il contenuto in due preziose tazze da te.
Basta non potevo indugiare oltre. L’ansia mi stava attanagliando il cuore e m’impediva di respirare.
Presi coraggio, puntai lo sguardo fermo nei suoi occhi e mi decisi.
«Spero proprio che tu non voglia lo zucchero nel te, perché l’abbiamo finito!»
Ecco finalmente l’avevo detto, me ne ero liberata ora potevo vivere serena.