Ricordo quando tutto è iniziato. Avevo sedici anni, amavo la matematica e scrivere non era proprio il mio hobby preferito. Adoravo leggere, ma non avrei mai pensato di essere in grado di scrivere qualcosa di mio.
Forse l’unico lato di me che presagiva che potessi farlo era il fatto che avevo sempre fatto sogni molto vividi e che a volte sembravano una vera e propria finestra aperta su un altro mondo. Non appuntavo mai i sogni che facevo, eppure per uno di questi ne provai il bisogno.
Era come se la storia che avevo visto nel mio errare onirico volesse essere qualcosa di più di un sogno strano che con il tempo sarebbe svanito. Io, che non scrivevo se non per i temi d’italiano, mi ritrovai con una portamine in mano, che uso ancora e a cui chiedo consiglio quando incorro nel temibile blocco dello scrittore, e un foglio di carta davanti.
Da allora ci sono state altre storie, ma la prima storia che si scrive è come il primo amore, non si scorda mai.
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