mercoledì 10 giugno 2020

L'importanza di ascoltare


Giorno 17

Guardo quelle due parole che hanno iniziato a scandire la mia vita, o forse dovrei dire la mia non-vita. La quarantena da Coronavirus si trascina tra numeri e calcoli su contagiati, guariti e il peggiore di tutti quello dei decessi. I giorni sembrano tutti uguali, una sorta di eterno susseguirsi di martedì, il giorno che più detesto della settimana. 
Odio quest’immobilità, questo loop infinito. Odio l’attacco di panico che mi assale la stamattina all'idea di un’altra giornata chiusa in casa e non serve a molto ripetermi che queste misure sono necessarie perché già troppe persone ci hanno lasciato. La mente lo sa, ma non è abbastanza. Mi manca la mia vita di prima, mi manca uscire con gli amici. 
Prima ero sempre di corsa, i pasti erano solo l’atto del mangiare con la conversazione che mi circondava, a cui io non partecipavo perché avevo sempre un impegno che mi aspettava. Fino a ieri era ancora così, non perché potessi uscire ma per abitudine immagino. 
Oggi è diverso, forse perché è il diciassettesimo giorno di quarantena, forse perché una parte di me si è resa conto che non è possibile tornare alla vita di prima. Oggi non mi sono isolata quando la nonna ha iniziato a parlare a pranzo della Spagnola, delle analogie che vedeva dai racconti di sua mamma. Ricordo che mi piaceva ascoltare le sue storie quando ero piccola e mi chiedo quando ho smesso di farlo. Per la prima volta non fremo per lasciare la tavola, mi siedo più comoda e ascolto perché è questo l’importante.

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