lunedì 11 maggio 2020

Bambino

Definirlo racconto in realtà è un po' improprio è più un piccolo pensiero che ho scritto anni fa e che ho appena ritrovato.


Bambino, che muto fissi la porta
aspettando un volto caro
una voce conosciuta
Bambino, il cui mondo è crollato attorno
i cui sogni sono seppelliti in cumuli di macerie
e la voce, prima limpida e cristallina
che decantava poesie e racconti
ora defluita assieme alla grande onda
verso uno spazio costellato di corpi senza vita.
Bambino, che stringi convulso la mano del tuo compagno
muto e solo come te
i tuoi occhi non piangono
ma gridano il dolore che provi
la tua bocca non parla
ma il silenzio sottolinea l’angoscia
in attesa di una madre e di un padre
che probabilmente non verranno.
Bambino, riuscirai mai ad amare e a essere sereno?

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