giovedì 28 maggio 2020

I Protagonisti di Sognami (Sognami Series #1)

I Protagonisti di Sognami

Riccardo Della Valle
Preso a pensare come se fosse Adrien, l’angolo sinistro delle sue labbra si sollevò in un sorriso che il suo personaggio sfoggiava spesso, quel sorriso che conquistava tutte. L’espressione delle sue iridi grigie si fece decisa e ravvivò il ciuffo di capelli castani che gli cadeva sul viso e gli dava un’aria ribelle. Aveva dovuto lasciarseli crescere quando aveva ottenuto il ruolo e ci aveva messo un po’ ad accettare che il suo riflesso non portasse più i capelli cortissimi quando si specchiava. Quella sera però lo aiutavano a farlo sentire a proprio agio, a ricordargli che stava solo interpretando un copione.
Scelse una semplice camicia bianca tra quelle che erano appese in preciso ordine affianco ai completi eleganti. La indossò, ignorò il piccolo cassetto in cui erano riposte le cravatte e prese la giacca, intonata ai pantaloni eleganti che già indossava, lasciando un paio di bottoni aperti. Si ripassò le dita fra i capelli dando loro quell’aria un po’ trasandata eppure intrigante che Lucia, l’acconciatrice che si occupava di lui sul set, ricreava sempre prima delle riprese.
Annabella Adami
Il tubino, che la ragazza indossava sotto lo spolverino, quasi gli fece dimenticare quello che doveva fare. Le accarezzava il corpo come una seconda pelle color smeraldo sottolineando senza volgarità le sue curve. I sandali neri dal tacco a stiletto invece richiamavano il colore dei suoi capelli acconciati in un morbido chignon, che lasciava qualche ciocca libera a incorniciare il suo viso. Pochi gioielli scelti si adattavano a quello stile di sobria eleganza: un paio di orecchini abbinati alla semplice collana a girocollo e al polso destro il bracciale che le aveva fatto vincere quella serata. Si stupì a chiedersi se glielo avesse regalato un fidanzato, di sicuro quella splendida giovane donna aveva già qualcuno ad attenderla a casa, e ancora di più lo sorprese il fastidio che provò all’idea che quell’ipotesi fosse reale. 
Non aveva voluto avere alcuna notizia sulla vincitrice, convinto che si trattasse di una donna di mezza età, e ora se ne pentiva.

Victoria Damiani
I raggi del sole nascente illuminarono due corpi che giocavano sfidandosi a cedere per primo. Erano entrambi nudi e la luce creava intarsi complicati di ombre mentre si muovevano. I capelli di lei erano corti e biondi, tagliati in un caschetto con frangetta che a inizio serata era stato perfetto e ora invece le incorniciava il viso in una massa di ciocche ribelli. Eppure, era più bella di quando aveva varcato la soglia di quell'appartamento cinque ore prima, gli occhi brillavano di divertimento mentre sgusciava dalla stretta dell’uomo. 
Indugiò appena e si mise a distanza di sicurezza dalle dita che avevano appena cercato di afferrarla, si voltò indietro con un sorriso birichino. Sentiva il peso delle iridi di ghiaccio del suo compagno di giochi su di sé e se ne sentiva lusingata. Non si vedevano da molto tempo, pur abitando negli ultimi tempi a pochi chilometri l’uno dall'altra, ognuno dei due preso dalle proprie professioni, per questo la sua telefonata la aveva sorpresa. Si era liberata in fretta degli impegni che aveva preso per quella sera e che avevano perso ogni interesse per lei dal momento in cui aveva sentito il suono della sua voce. Lui avrebbe fatto lo stesso, se fosse stata lei a chiamarlo.

giovedì 14 maggio 2020

I Protagonisti di Scegli Me (Scegli Me Series #1)

I Protagonisti di Scegli Me 

Andrea Gentile
«Martino, ciao. Dimmi.»
Il mio sorriso di benvenuto si smorzò all'istante. Il motociclista tutto fasciato di pelle nera non era certo il mio quarantacinquenne vicino.
«Ciao. Chi è Martino?» Andrea mi sorrise e indicando l’interno del mio appartamento continuò: «Posso entrare?»
Mi feci da parte e lo guardai a bocca aperta, che diavolo ci faceva lui qui?
«Stai sgocciolando acqua sul tuo magnifico tappeto persiano e potresti anche chiudere la bocca, Dalla Via, saresti più carina.»
Era vero, ma che lui me lo stesse facendo notare mi irritava e parecchio anche. L’avrei preso volentieri a schiaffi, lì seduta stante.
«Primo: tu sei in casa mia e poco ti deve importare se io rovino il mio tappeto, secondo: sarai bello tu no?»
Qui mi ero dovuta fermare perché mi stavo arrampicando sugli specchi. Lui bello lo era davvero. Anzi bellissimo in quel completo talmente stretto che, se avesse preso anche solo un caffè, il bottone dei pantaloni sarebbe saltato. Dio non avrebbe dovuto permettere cotanta bellezza in un unico esemplare.
Sospirai nel constatare che l’unica cosa che potevo avere da quella mascolina beltà era che io la potessi ammirare, così, da lontano.
Andrea portò il suo imponente corpo dentro il mio monolocale facendolo sembrare ancora più piccolo.

Innocenza Dalla Via
Ecco adesso a ventinove anni potevo dire di avere ottenuto tutto dalla vita, oppure no. Qualcosa sembrava mi mancasse o meglio sembrava mancasse ai miei genitori che mi torturavano almeno una volta al mese, la domenica passata in famiglia da brava figlia, con la medesima domanda. Ma un fidanzato non ce l’hai? No e tanto meno lo volevo. 
Appena nel mio accompagnatore di turno sentivo aria di decisioni importanti me la davo a gambe levate, adducendo le scuse più fantasiose. A uno, verso i venticinque, avevo detto che avevo fatto un voto e che non avrei avuto un fidanzato se non dopo i trenta. Fatto stava che questo se ne era ricordato e, dopo essere sparito per gli anni necessari, ora stava ritornando alla carica, tempestandomi di messaggi e fiori. Puntualmente rispediti al mittente, ma questo non aveva nessuna intenzione di demordere. Si faceva trovare negli stessi posti che frequentavo io e poi aveva anche la faccia tosta di fingersi sorpreso nel vedermi, come se fosse un caso che ci fossimo incontrati. Come no. 
Io stavo bene così, regina nel mio monolocale, non perché non avessi «la grana» sufficiente per qualcosa di più grande, ma perché ero pigra, i lavori domestici non erano proprio il mio primo pensiero, e mai avrei permesso a una persona estranea di riassettare i miei casini. Meno l’appartamento era grande e meno avrei avuto da pulire, il ragionamento non faceva una piega. 
Quindi regina, dicevo, di un piccolo regno in cui c’era pure una principessa, ma naturalmente nessun re o principe consorte. La principessa era nella fattispecie di un’altezzosa siamese che decretava la morte di ogni ospite maschio, dall'alto del suo sgabello con cuscino di morbido tessuto è ovvio, che io mi permettevo di far comparire al suo cospetto, con uno sguardo glaciale dei suoi splendidi occhi blu. Un miagolio indignato e se ne andava a coda alta per arrotolarsi sui cuscini del divano e, se il malcapitato provava a ingraziarsela, magari con una carezza, si ritrovava lunghi solchi sanguinanti sul dorso della mano che aveva osato allungare verso di lei. Questo piccolo, peloso concentrato di piccine virtù non poteva che chiamarsi Sweet.

lunedì 11 maggio 2020

Bambino

Definirlo racconto in realtà è un po' improprio è più un piccolo pensiero che ho scritto anni fa e che ho appena ritrovato.


Bambino, che muto fissi la porta
aspettando un volto caro
una voce conosciuta
Bambino, il cui mondo è crollato attorno
i cui sogni sono seppelliti in cumuli di macerie
e la voce, prima limpida e cristallina
che decantava poesie e racconti
ora defluita assieme alla grande onda
verso uno spazio costellato di corpi senza vita.
Bambino, che stringi convulso la mano del tuo compagno
muto e solo come te
i tuoi occhi non piangono
ma gridano il dolore che provi
la tua bocca non parla
ma il silenzio sottolinea l’angoscia
in attesa di una madre e di un padre
che probabilmente non verranno.
Bambino, riuscirai mai ad amare e a essere sereno?